COMIT SAN DONA’ DI PIAVE E LE….. TROTE DI  UMBERTO ACCO  (NON ECO) 

Ho un ricordo ancora molto vivo di un fatto occorsomi tanti anni fa con il Direttore di una nuova filiale Comit, a San Donà di Piave, Dott. M. Menegatti.

Andammo per una visita di sviluppo presso l’Impresa Umberto Acco, in quel di Portogruaro, azienda leader nella costruzioni di strade sia in Italia che all’estero (se ricordo bene). L’incontro con il titolare della ditta fu costruttivo, cordiale, ma anche più lungo e soprattutto più unico che raro,  di tante altre visite ad alto livello.
Perché ? 

Successe che detto imprenditore, forse in un particolare momento di relax, decidesse di farci vedere la sua enorme campagna ove, oltre alla variegata produzione agricola,  aveva insediato alcune vasche per l’allevamento delle trote, di cui andava orgoglioso. Mi par di ricordare che si trattasse di un allevamento modello, forse uno dei primi in Italia per allora. 

Sia io che Menegatti ci mettemmo ad osservare con particolare attenzione il via vai di trote lungo le vasche esprimendo contestualmente  al signor Acco un forte apprezzamento ed ammirazione per quest’opera tanto che detto imprenditore sembrava mostrare, molto visibilmente, man mano che approfondivamo il discorso,  di sentirsi gratificato dei nostri,  più o meno sinceri,  apprezzamenti, questi ultimi forse più frutto delle tecniche di sviluppo che di interesse nella sua vera accezione.


(un’immensa struttura per l’allevamento delle trote)

A visita di sviluppo ultimata, venne il momento di salutarci, ma il signor Acco ci pregò di aspettare un attimo. Egli chiamò due suoi operai i quali vennero immediatamente con due grandi sacchi nei quali fecero convogliare  almeno una cinquantina di trote, dirottandole direttamente dalla vasche ai predetti due sacchi, che ci furono caricati sul baule della macchina della banca, una ormai storica  128 Fiat, di color rosso. 


(carico dei sacchi in nylon  contenenti le trote nel baule della macchina)

L’imbarazzo per noi fu grande, non solo perché non sapevamo come utilizzare tanto pesce  (sia io che Menegatti vivevamo allora da soli), ma anche perché cinquanta chili abbondanti di trote non erano certo un pacchetto di biscottini... 

Per farla breve, ringraziammo e partimmo da Portogruaro, senza renderci particolarmente conto di quanto, di lì a poche ore, ci sarebbe successo.  Non mi soffermo più di tanto sulle sensazioni provate in corsa, durante il tragitto di ritorno verso San Donà di Piave e successivamente verso Mestre,  con le trote ancora vive che facevano un rumore bestiale per lo spostamento durante le curve ed anche le… sorde risate, peraltro accompagnate anche dalla preoccupazione circa l’utilizzo di questo pesce, man mano che ci si avvicinava verso la destinazione.

Decidemmo di dividere i pesci - senza allusione alla divisione dei pani e dei pesci di cui ai libri sacri - e, dopo aver scaricato, non senza fatica,  i due sacchi dalla macchina della banca per metterli nei bauli delle nostre macchine private, parcheggiate nell’area adiacente, sia io che Menegatti decidemmo di andare subito, e molto in fretta,  a casa per scaricare la merce…

E qui, per me,  incominciò (si fa per dire) la tragedia in quanto Menegatti venne contestualmente meno ai patti sulla spartizione della merce eccependo che lui, vivendo in un mini-locale di un Residenz vicino alla banca, non avrebbe saputo come gestire l’operazione e decise di lasciare tutto a me il malloppo con preghiera di arrangiarmi in ordine alla soluzione del problema ittico… 

Accettai, non proprio di buon grado perché, pure io, pensavo che il problema non fosse di semplice e tanto meno immediata soluzione: una cinquantina di grosse trote vive, sicuramente di oltre un chilo cadauna, erano un bel pasticcio a cui porre rimedio ! Andai a casa, lasciando le trote nel baule che, malgrado la macchina fosse ferma e col freno a mano azionato,  “tremava” dal movimento delle trote vive come se dentro al baule ci fosse un…uomo prigioniero, legato mani e piedi,  e mi misi a pensare sul da farsi. Allora, ricordo,  era il periodo dei sequestri di persona  per cui, avevo anche  paura di essere scorto e  magari anche che qualcuno pensasse ad un sequestro di persona…  

Vennero quasi le dieci di sera ed in quel preciso istante cominciai davvero a preoccuparmi molto seriamente. L’asilo, a cui avevo pensato di regalarle,  non  aveva voluto le trote  perché, a quell’ora,  non c’erano più gli addetti alla cucina,  esattamente come successe di lì a pochi minuti per la Casa di Riposo di Mestre, che, per bocca di una Suora, mi sentii ringraziare pregandomi di telefonare all’indomani mattina verso le 10,  ed intanto le ore passavano… immaginate voi cosa può significare avere un tale carico vivo nel baule della macchina…  ormai a notte tarda 

Oltretutto, in quei momenti, mi sentivo non solo preso dalla disperazione tanto da volermi disfare del pesce buttandolo nei cassonetti (allora non c’era la differenziata), ma sentivo anche che il mio cervello stava andando in tilt (si fa per dire).  Evitai di gettare il pesce sui cassonetti della spazzatura per due motivi: il primo, perché il disbrigo della faccenda appariva molto complicato, dovendo prendere in mano pesce per pesce col rischio di essere scorto da qualcuno; il secondo perché mi immedesimavo nella faccia e soprattutto sui  pensieri degli operatori ecologici che all’indomani sarebbero venuti a prelevare le immondizie…e che forse si sarebbero anche spaventati… 

Ebbi alla fine un’idea brillante, ma che mi costò molto soprattutto per l’ora (mancava infatti poco a mezzanotte).  

Telefonai ad un mio amico, funzionario di Montedison, tale Mario Funcis, il quale rispose con un “pronto” assonnato e preoccupato. Telefonai a lui perché conoscevo la sua forte… passione per la pesca e feci pertanto leva su questa sua innata passione......  

Funcis, al primo momento, pensò molto verosimilmente che io stessi dando i numeri  nel mentre gli facevo la proposta di regalargli tante trote a quell’ora…e sua moglie, cassiera in una Torrefazione di Mestre,  “La Triestina”,  pensò altrettanto, magari attribuendomi altri epiteti immaginabili...pur trattandosi di persona gentile e molto corretta. Tra l’altro, in quel periodo, ero particolarmente turbato da una situazione familiare difficile per cui  non sarebbe stato azzardato pensare che io avessi perso il  senno che, in quel momento, ancora mi restava..... 

Quando spiegai loro cosa era successo, e non fu certamente facile convincerli sulla veridicità dell’accaduto, anche per la sua stranezza,  si alzarono, vennero a casa mia e, ridendo, scaricammo il pesante e strano carico. Il bravo Funcis, senza perdere un minuto, una volta messi i sacchi sopra la tavola di casa,  coadiuvato dalla moglie, prese le trote ad una ad una, le pulì dopo averle sezionate, le lavò accuratamente, le mise in frigo impiegando ben 4 ore di tempo.  Intanto erano arrivate circa le quattro e mezzo del mattino e Funcis doveva recarsi alla Montedison per lavoro.  Ed io pure, ma in Comit.


(Pulizia delle trote alle…. 4 del mattino)

Finita questa tragicomica operazione,  entrambi andammo a lavorare senza nemmeno aver visto il letto e, purtroppo,  con un odore di pesce che aveva ormai impregnato anche le nostre narici, affrontammo il nuovo giorno. 

Da allora, ovviamente,  le trote mi sono andate in disgrazia…ed ogni volta che le vedo al supermercato,  non posso esimermi da un transfert  verso questo storico evento. A fini di sviluppo. 

Cosa non si faceva per... Mamma Comit ?!

Arnaldo De Porti - marzo 2011

 

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Commenti
04 marzo 2011 - da Sergio Macchi: vista l'ultima foto direi che bell'ORATA!!!!

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