Filiale di Prato – anno 1975 – La tratta.... accettata

Ero arrivato a Prato da Torino e facevo il settorista con una dotazione di circa 150  clienti affidati, di cui alcuni in città, ma la maggior parte dislocati nella zona di Capalle, Campi Bisenzio, Calenzano e qualcuno anche nel Mugello.
Il mio ambientamento in Filiale era avvenuto senza particolari problemi, ben accolto dai colleghi e dalla clientela che aveva ovviamente caratteristiche diverse da quella piemontese, ma con la quale avevo subito instaurato un buon rapporto.
Fra i miei clienti c’era un importante spedizioniere al quale si rivolgevano sostanzialmente tutti gli imprenditori del comprensorio pratese, principalmente del comparto tessile ma non solo, per le incombenze connesse alla spedizione delle merci ed alla logistica in generale. Il nostro appoggio fiduciario a questa contropartita consisteva in una modesta linea di cassa e in un robusto castelletto per lo smobilizzo del portafoglio rappresentato da tratte (se mi sbaglio correggetemi: cod.caratt. 114 – vi ricordate i modd. 250 e 827..... che nostalgia!), sostanzialmente tutte a carico di nostri clienti affidati.
Tutto procedeva più o meno regolarmente quando un giorno arriva una segnalazione della  Centrale di Rischi su questo cliente con un macroscopico sconfinamento di cui il cliente non ci sa dare spiegazioni convincenti.
Come sempre in queste situazioni, si faceva immediatamente la “radiografia” dei rischi in essere con il cliente sotto osservazione e si mettevano in atto le strategie e soprattutto le cautele da adottare il più velocemente possibile.
In questo caso il Direttore, che era un grande Direttore, convocò nel suo ufficio i sette-otto settoristi della Filiale, fra cui il sottoscritto, e fece più o meno questo discorso: ””Abbiamo con questo cliente un rischio di parecchie centinaia di milioni rappresentato da tratte  che scadono entro i prossimi 4-6 mesi; dobbiamo subito richiamarle dal Centro Contabile e farle diventare dei “pagherò”. Quindi, quando le tratte arrivano materialmente in Filiale ciascun settorista prende il suo pacchetto di titoli e va a trovare i propri clienti per invitarli, se il rapporto sottostante è regolare,  ad apporre la loro firma “per accettazione”, dopodiché il nostro spedizioniere puo’ anche fallire.””
Io debbo ammettere che ero piuttosto scettico sul risultato di questa iniziativa che invece, contrariamente alle mie attese, andò molto bene: le tratte furono quasi tutte accettate e, quello che più conta, regolarmente pagate a scadenza. Tanto di cappello agli imprenditori pratesi (di allora)!
Da questo episodio trassi alcuni importanti insegnamenti; ne dico uno per tutti: che, per far bene il nostro mestiere, la formazione attraverso i corsi e le dispense era molto importante, ma forse ancor di più lo era “il battere il marciapiede”, come diceva un altro mio grande Direttore.
Oggi le cose sono molto cambiate ed un fatto come quello che ho raccontato non potrebbe più succedere per svariati motivi, ma in primis perché mancherebbe la materia prima che ovviamente non è il cliente insolvente bensì...... la tratta, titolo di credito di cui da tempo si sono perse le tracce.

Gino Luciani – Agosto 2010

Commenti:

03/09/2010 - da Paolo Falleni - Caro Gino, hai 'fotografato' uno dei tanti episodi di vita (bancaria) vissuta nei quali mi riconosco perfettamente. Aggiungo che chi come me ha avuto, chiamiamola l' opportunità, di lavorare anche in ambienti agricoli (vedi Martina Franca o Lamezia Terme) si é trovato talvolta ad inseguire vitelli per la punzonatura o presenziare all'asta di partite agricole sulle quali era stata concessa un'anticipazione. Bei tempi!
Un vivo ringraziamento per i bei ricordi e, a te un caloroso abbraccio.

04/09/2010 - da Giacomo Morandi - Le tratte accettate sono addirittura meglio dei pagherò perchè hanno due firme. Fortunati che i trassati erano vostri clienti.
Citi un paio di Direttori di Prato. Hai conosciuto Tommaso Taddonio, poi mio D.G. a Sudameris? Io ero D.C. per l'Estero.

14/12/2010 - da Arietto Paletti (Milano) - Caro Gino, il tuo racconto riferito a Prato mi ricorda uno simile che declamava il Dott. Ceccatelli ex Comit ma anche D.G. Popolare di Milano, Santo Spirito ecc. Sempre a Prato il megadirettore Comit voleva scandagliare bene i bilanci di un cenciariuolo che una volta all'anno aveva necessità di finanziamento. A questo fine due funzionari andarono dal cliente chiedendo una infinità di analisi di costi contabili e finanziari, fin quando il cenciariuolo, che era assiso su una montagna di stracci, rivolgendosi al suo impiegato disse: "diamogli anche le analisi delle urine così si tolgono di torno".
Bravo Gino, bene facebook
Continua così che non invecchieremo mai!

21 gennaio 2012 - da Paolo Musso - Piacevole il racconto di un normale evento di...centinaia di anni or sono: era preistoria e la Comit come i dinosauri è scomparsa: è stato un meteorite? o...peggio?

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Piazza Scala - agosto 2010