I "lapsus linguarum"
 
 

Il lavoro dello sportellista è sempre uno dei più importanti. Egli deve fare il suo lavoro con sveltezza, con precisione, in modo da accattivare all’istituto la simpatia del pubblico. Anzi, deve sempre sorridere come le presentatrici della televisione, deve cercare di scambiare col cliente qualche battuta di spirito che esuli dall'aridità della richiesta d’un saldo, d’un blocchetto di assegni, d’una ricevuta o d’una informazione.
Fu così che in un caldo pomeriggio estivo sembrò che tutta la gente del sito si fosse data convegno in Banca. Gli sportelli affollatissimi, gli impiegati madidi di sudore e sotto pressione. Le richieste si incrociavano, le macchine battevano convulsamente, i dottori si spostavano veloci con fogli in mano, lo sguardo teso, la mente concentrata.
Secondo i canoni della celerità, l’addetto alle ricevute strappò quasi di mano la distinta di versamento al signore semi-distinto che gli stava davanti, smorfiando un sorriso ed inserendo un foglio sestuplo carbonato nella macchina da scrivere.
Era un vociare confuso con le solite spinterelle dei più intraprendenti per pervenire al banco con qualche secondo di vantaggio sul vicino, mentre dietro a tutti un Funzionario faceva segno di servire prima il cliente di riguardo che era con lui, ed in genere i Funzionari che facevano quel segno erano cinque. Gli impiegati che dovevano eseguirlo erano due o anche tre quando il Condirettore era in salone a sovrintendere il lavoro generale.
Così, sia per giustificare il modo forse un po’ brusco, dettato dalla fretta, sia per impietosire il cliente sulla convulsità del lavoro, l’impiegato disse ammiccando con un occhio mentre l’altro occhio seguiva la macchina da scrivere: « È un manicomio, vero?... »
L’altro, un umile fattorino che tentava di dimostrare di essere il padrone dell’azienda, almeno nel fare, gli sgranò in faccia tanto d’occhi e gli rispose spaventato: «Oh; NO! la Bitumi e Cementi di Sovralzo!!»
L’impiegato capì di non essere stato capito, divenne rosso come un peperoncino, ma non ebbe nè il coraggio nè il tempo di spiegare. E tutto finì lì mentre il fattorino, visibilmente contrariato e guardandolo di traverso, si recava alla cassa per completare l’operazione.
Altrettanto si può dire per quell’impiegato dell’Ufficio Titoli.
La Signora Marchesa, prosperosa quanto mai, anziana piuttosto, di quell’antica nobiltà decaduta che però fa sempre colpo all’orecchio di chi sente, quando poi si nomina magari per caso il Papa Clemente VII che concesse il Marchesato per via di quella fazione guelfa il cui capo fu così il capostipite della marchesatura, veniva da anni essa stessa di persona a compiere ogni operazione bancaria. Vestiva sempre di nero o di grigio che, nell’insieme, le donavano.
Un giorno chiese: « Le azioni sono nominative, vero? E nella intestazione si mette il nome da signorina o da sposata?... »
Rispose l’impiegato: « Il nome da signorina in genere. Ad esempio nel suo caso si metterebbe Marchesa Ermengarda Treponti vedova Fiume ».
La Marchesa stette un po’ a guardarlo in un silenzio che minacciava di diventare pesante, poi soggiunse: « Mio marito è molto malato, ma non è ancora morto! »
L’impiegato si sedette.
Invece vi fu un giovane che presentò allo sportello un libretto vincolato per prelevare una certa somma prima della scadenza.
L’impiegato chiamò il Capufficio perchè la prassi vuole che si debba ostacolare al massimo ogni prelievo e favorire al massimo ogni versamento, anche se irregolare.
« Vede, il suo deposito è vincolato per un anno e la scadenza è fra quattro mesi. Non si può prelevare, salvo perdere una parte degli interessi. Le conviene quindi attendere per questi brevi quattro mesi che mancano!! »
« Tutte queste cose le sapevo — rispose il giovane cliente — ma quando ho fatto il libretto, quel signore (ed additò un funzio-nario) mi aveva assicurato che in caso di bisogno avrei potuto prelevare anche prima della scadenza ».
« Quand’è così, sta bene: vuol ritirare tutto? » — « No, solo trecentornila... »
« Va bene... » poi il Capufficio si rivolse all’impiegato che stava ad ascoltarlo attentamente per imparare a trattare con la clientela nei dovuti modi. Stava per dargli disposizione quando quello tirò fuori quell’apposito modulo di segnalazione per l’ufficio propaganda e per la direzione, in cui si doveva specificare il motivo o la giustificazione dei prelievi o delle estinzioni dei libretti.
Si rivolse dunque di nuovo al giovane: « Voglia scusare, quale motivazione dobbiamo addurre per giustificare il prelievo?»
« Mi devo sposare... »
« Segna nel modulo — ordinò all’impiegato — prelevate per gravi motivi di famiglia... »
Il giovane cliente rimase scioccato.
Questo per indicare che, molto spesso, la buona volontà o le buone maniere degli impiegati, il desiderio di essere utili o di interessare la clientela, non sempre riescono nel modo previsto, anzi talvolta raggiungono un effetto contrario.
Questi lapsus di sportello sono i più evidenti, ma moltissimi avvengono anche per corrispondenza e la loro notizia è abilmente celata. Il merito di queste è in genere dei Segretari.
Tutti i funzionari hanno il loro segretario che imposta gli studi sulla clientela ed aiuta a mantenere e facilitare i rapporti del suo superiore con la stessa.
Val la pena comunque di segnalare questo splendido svarione.
Era uno di quei clienti che non si vedeva spesso in Banca, ma mandava di tanto in tanto qualche buon assegno per dare disponibilità al conto o per acquistare dei titoli.
Il nipote, tipo classico moderno, da anni fuori corso univer-sitario, unico nipote di tanto zio, entrò quel mattino per chiedere la situazione patrimoniale dell’esimio congiunto.
Il segretario del funzionario settorista per la categoria 907, andò a prendere la scheda del cliente ma, assalito quindi dal dubbio atroce di svelare un segreto bancario rimase in forse a mostrarlo.
Il giovane comprese l’intimo dramma e specificò: « Ieri mio zio è passato a miglior vita... »
Il segretario guardò istintivamente il saldo attivo, molto attivo, del conto dello zio, guardò il trasandato beat, e non potè fare a meno di esclamare: « Anche lei penso è passato a miglior vita... »
La notizia della morte del cliente fu subito portata al settorista che lo incaricò affinchè inviasse un biglietto di circostanza ai familiari e ne preparasse anche un altro da inviare alla Banca Coop. Meccanica che, a loro dispetto (però questo non glielo doveva dire) apriva una nuova Agenzia nel rione periferico della città in forte espansione.
Solo che...
Alcuni giorni dopo il Direttore della Meccanica che era in confidenza con quel settorista, incontrandolo per strada e sfoderando un largo sorriso, gli mostrò un biglietto con scritto « Sentite condoglianze » e gli disse: « Spiritoso da parte vostra... »
Invece il settorista sbiancò in viso, pensando al fesso del suo segretario ed alla famiglia del grosso cliente che aveva invece ricevuto quell’altro biglietto: « Congratulazioni vivissime per la vostra nuova Sede... »
Ironie della distrazione.



 

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Piazza Scala - novembre 2012