L'ERNIA INGUINALE   
 
 

Proveniva da un paesello poco distante dalla città ed era il più giovane dei commessi.
Robusto, silenzioso, al momento della assunzione gli avevano parlato chiaro. « L’uomo di fatica non è molto in arnese con la salute. Noi ti assumiamo come commesso di IV categoria (la IV categoria non c’è ma esprime meglio il sentimento ed il desiderio implicito nella dichiarazione di assunzione), ma sia ben chiaro che tuo compito sarà anche quello di dare una mano all’uomo di fatica ».
Il ragazzo, dalle solide spalle tolte all’agricoltura, nei suoi ingenui diciassette anni, aveva però brillantemente superato la scuola media tanto da invogliare il mezzadro suo padre ad imponenti regalie e cospicui depositi in Banca, al fine di agevolare il deflusso in Banca del bravo figliolo.
Così le proposte gli erano parse leggere e buone, nè il lavoro fisico, assai inferiore a quello campestre, poteva spaventare la sua forte fibra, di modo che aveva accondisceso di buon grado.
L’importante, gli era stato detto in altra sede, era entrare nel grande ingranaggio, poi col tempo...
E quanto tempo! ! Quell’ingranaggio, a dire il vero ora che ci pensava su, salvo la breve parentesi del servizio militare, erano dieci anni o quasi che lo faceva ruotare dalle distinte delle cedole al ritiro delle cambiali, dall’anticamera di Direzione alle casse degli stampati, dalle commissioni ‘private’ per i ‘Capi’ alla carbo-natura dei moduli, servizievole, attento, preciso, ottimista.
Talvolta pensava che avrebbe potuto dire alla sua Rosina che, con un posto sicuro come il suo e le possibilità a venire che gli avevano promesso, ci si poteva anche sposare senza alcuna preoccupazione, come la gran parte delle persone bene di questo mondo.

Avrebbe avuto una casa in città senza l’obbligo morale di guidare il trattore ogni qual volta la settimana corta arrivava al suo epilogo e la terra, madre delle ricchezze paterne, che però faceva pesare sui figli, esigeva il contributo del suo sforzo fisico.
Svegliandosi però da queste congetture poteva soltanto constatare che quello che, quando lavorava nei campi, era un sogno, una speranza, una meta, un avvenire, una paga sicura degna duna vita decente e cittadina, tutto quello che aveva sospirato guardando il figlio del camparo, suo vicino di fattoria, che era ragioniere in uno studio di città, ora, non gli sembrava più tanto roseo. Meno ancora se pensava di doverlo dividere con la metà, e con qualche... incomodo.
Evidentemente, molto forse dipendeva dal come uno sapeva organizzare le sue spese o fors’anche le sue entrate arrotondatrici, poiché per quanto generoso, il suo orgoglio non gli avrebbe permesso di battere continuamente alla porta paterna per chiedere soccorso, nè poteva far conto sulla eredità per una vita tranquilla. Doveva puntare come tutti su quegli avanzamenti che, per quanto modesti, come categoria, erano decisivi nella organizzazione economica familiare.
Senonchè, un giorno, nel trasportare una pesante macchina per la registrazione codificata delle schede contabili, rimase piegato a metà da un lancinante dolore.
Il capo contabile lo definì un piccolo strappo muscolare, il dottore invece un’ernia inguinale, il Vice, che se ne intendeva, la chiamò un’ernietta invisibile poiché il dottore aveva anche detto che poteva essere compressa con un cinto e che ci voleva parecchio tempo a patto che il paziente non fosse sottoposto a sforzi notevoli.
L’uomo di fatica però, da quando aveva trovato un così valido aiuto per i lavori pesanti ed anche per quelli leggeri, era diventato sempre più debole e delicato.
Anacleto, che vedeva nuvole nere addensarsi all’orizzonte della sua salute, con eroica vittoria su se stesso chiese considerazione alla superiore autorità, alla media, al collega.
Nelle stanze di Direzione si cercò allora ansiosamente una soluzione: vedremo domani, resisti Anacleto, presto ti sistemeremo.
Ciascuno rimaneva perplesso di fronte ad un problema di così difficile risoluzione poiché, in fondo, si trattava di adibirlo alle sue normali funzioni di commesso anziché usarlo, come di fatto si faceva, come l’uomo di tutti i lavori, parlando magari chiaro all’uomo di fatica, ormai sull’orlo della pensione, perchè rimanesse a casa del tutto sollecitando del pari la Direzione Centrale per una sostituzione de facto.
L’ingranaggio era metodico: far fare il giusto lavoro a questo commesso voleva dire sostituirlo o incunearlo fra gli altri e nessuna ruota poteva essere rimossa senza urtare l’alto patrocinio di cui ciascuno dei commessi si era fatto goditore, senza dir parola ma molto spesso con fatti concreti, gridava il proprio crucifige, considerando l’aiuto offerto una declassazione, considerando la solidarietà una forma di debolezza.
Dall’alto si vegliava. « Occorre far qualcosa per Anacleto! ! » E la frase, scandita nel salone come freccia avvelenata verso il Capo Contabile, che nulla poteva fare che non gli fosse esplicitamente indicato da chi quasi lo redarguiva — e che l’avrebbe già fatto se dalla nebulosità delle promesse si fosse usciti ad una precisa indicazione di sostituzione — richiamava dunque il plauso del popolo che pensava tra sé: Oh quam dulcis et jucun-dum habitare fratres in unum!!
Invece giocondo rimaneva solo Anacleto; il quale sorrideva ad ogni buona parola di incoraggiamento, fiducioso e lusingato che di lui, ultimo forse del Grande Istituto, ci si prendesse tanta cura e considerazione.
Poi arrivò il camion del rifornimento semestrale degli stampati ed occorreva far presto a scaricare la gran quantità di materiale per non tenere il camion fermo in una delle contrade cittadine più frequentate.
« Si — gli dissero — da una mano anche tu che ce n’è bisogno, ma i pacchi portali con leggerezza ».
Anacleto si mise i pacchi sulle spalle e camminò sulla punta dei piedi, ma l’ernia fuoriuscì egualmente.
La macchina di un Capo lo portò subito a casa e il dottore, quando potè andare, si mise le mani nei capelli ed ordinò il ricovero d’urgenza.
Rimasero tutti un po’ sconcertati all’annuncio ed un latente senso di colpa si diffuse nelle altre sfere che reagirono immediatamente prima che l’impressione prendesse consistenza o la coscienza potesse farsi sentire.
« Telefonista, lo faremo! » aveva subito detto uno.
« In cassa lo metteremo! » aveva subito proposto un secondo.
« Seduto alla spedizione della posta! » aveva escogitato un terzo.
« Chiederemo subito un aumento d’organico! » aveva detto un quarto.
« Lo sistemeremo!! » avevano infine detto in coro nel salone, mentre le teste di tutti assentivano con soddisfatta compiacenza.
In fondo all’intimo loro ciascuno era convinto di quello che diceva e lo desiderava anche, perchè in fondo nulla di suo aveva da perdere ed a nulla doveva rinunciare, o fors’anche per quei rari sprazzi di solidarietà umana che spingono anche l’ignoto tiratore del plotone di esecuzione a sparare fuori centro, nel pensiero di salvare la propria anima dal pensiero di essere il privatore di una vita.
Solo che un conto è dire ed un altro è fare.

Solo che ferma quasi sempre la volontà la convinzione che il passo iniziale debba essere fatto da un altro, perchè l’altro ha sempre delle caratteristiche e delle possibilità o delle incombenze per cui la competenza dovrebbe essere sua.
Anacleto morì strozzato dall’ernia.
L’impressione fu tremenda.
Tutti comunque ricordavano ora d'avergli sempre consigliato di non fare sforzi e di riguardarsi da certi lavori.
Una colletta testimoniò con la presenza dei Figli Derelitti, che egli era ancora nel cuore dei colleghi di tutti i settori, i quali, parlando dei lavori arretrati, seguivano essi pure, in piccola ma scelta rappresentanza, il mesto corteo.
Intanto un Capo poteva sempre dire ad un ottimo cliente con cui s’era incrociato: « Benedetto figliolo, proprio ora che aveva davanti a sè una bella sistemazione!! »


◊  ◊  ◊  ◊  ◊  ◊  ◊

 

REGISTRAZIONE DI UN COLLOQUIO

Direttore: Vedo che ha dato le dimissioni dal nostro Istituto ma in modo molto generico. Cosa farà fuori di Banca?
Ex Impiegato: Riprendo il mio lavoro di insegnante.
Direttore: È una carriera più lunga e meno retribuita. Qual’è il vero motivo delle sue dimissioni?
Ex Impiegato: Giugno, Luglio ed Agosto, signor Direttore.

 

◊  ◊  ◊  ◊  ◊  ◊  ◊

 

pagina indice

 

 

 

Piazza Scala - maggio 2014