Consulenza fiscale a cura di Pasqualino Pontesi, Dottore commercialista.

Articolo pubblicato su “il Quotidiano del Sud” di domenica 25 ottobre 2015

 

 

Fisco amico dei docenti
 

A volte il Fisco si spoglia della sua natura tiranna e sforzandosi di essere generoso chiude un occhio. E’ il caso dei professori che hanno ricevuto sul proprio conto corrente un’emissione straordinaria di cinquecento euro destinata alla formazione e all’aggiornamento. Ebbene, tale somma, non è un reddito imponibile, cioè non sottoposta a tassazione, ma è solo prevista una rendicontazione delle spese. Ogni docente è infatti tenuto, entro il 31 agosto 2016, a presentare presso la propria segreteria scolastica scontrini e fatture, a testimonianza che il bonus sia stato speso nel rispetto della normativa. Tutto ciò che non verrà considerato inerente o che supererà la somma del bonus verrà dal ministero sottratto dalla Carta del docente, una card personale elettronica in arrivo dal 2016, nella successiva emissione. I destinatari sono tutti i docenti di ruolo di ogni ordine e grado, i neoassunti e quelli che prenderanno servizio con la fase C. Le spese valide per ottenere il bonus riguardano l’acquisto di libri, sia cartacei che in formato e-book, di pubblicazioni e di riviste inerenti all’aggiornamento professionale; le spese di hardware e software; l’iscrizione a corsi di aggiornamento e di qualificazione delle competenze professionali purché erogati da enti accreditati dal Miur; l’iscrizione a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, corsi post laurea o a master universitari purché abbiano attinenza con le materie di insegnamento del docente; le visite a musei, mostre, eventi culturali e spettacoli dal vivo, oltre che a rappresentazioni teatrali e cinematografiche, anche se non viene specificato se devono essere inerenti alla didattica; qualsiasi altra proposta connessa alle attività indicate all’interno del Piano dell’offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione. Ma come rendicontare queste spese? Mentre per l’acquisto di hardware e software vi è la fattura a proprio nome, così come per l’iscrizione a corsi di aggiornamento e per l’acquisto di libri e riviste specializzate, dimostrare che gli spettacoli cinematografici e teatrali siano stati fruiti dall’insegnante diventa complicato. Non solo, il problema si presenta anche in occasione di spese inferiori a venticinque euro, considerato che non c’è l’obbligo di fattura nominativa! Nell’attesa delle disposizioni ministeriali che chiariscano come rendicontare gli acquisti, i professori sono tenuti a conservare fatture e scontrini di ciò che si spende e/o delle attività di cui si usufruisce. C’è da scommettere che i docenti, nel dubbio, difficilmente utilizzeranno il “tesoretto” messo loro a disposizione, per evitare di dover poi pagare di tasca propria gli acquisti non rendicontati in maniera conforme alle regole che il ministero renderà note. <<<<<


 

 

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