Riceviamo una mail dallo Studio Lo Fiego, che ha voluto essere chiaro e preciso una volta per tutte, ci prega di pubblicare la lettera di seguito trascritta.
Per chiarezza, ribadiamo per l'ultima volta Piazza Scala non si fa tirare per la giacca da alcuno e soprattutto non sponsorizza legali ma - per mero spirito di servizio e non per convenienza - vuole solo offrire ai colleghi che ci fanno l'onore di frequentare il nostro sito le offerte di collaborazione che ci pervengono da avvocati da noi giudicati favorevolmente: spetterà ai nostri lettori - che sono quasi tutti ex addetti ai lavori e quindi perfettamente in grado di farlo - prendere una decisione in loro piena autonomia sulla base di un ventaglio di proposte ricevute e senza ricorso a consigli di terzi (precisiamo che Piazza Scala non ha le conoscenze giuridiche per dispensare pareri e quindi non vuole farlo).
Piazza Scala

 

                              

 

PREG.MI
PENSIONATI COMIT
Loro sedi
Tramite PIAZZA SCALA


OGGETTO: PEREQUAZIONE AUTOMATICA
Le attestazioni di stima, formulate per iscritto e nel corso di telefonate, delle quali ringrazio, mi inducono a ritornare sull'argomento in oggetto, chiarendo, ancora, alcuni aspetti procedimentali e processuali.
Spero di riuscirci, previa opportuna precisazione che la presente non vuole costituire affatto una indebita pressione sulla decisione che dovrete prendere per difendere le Vostre pensioni da continue falcidie, delle quali i media danno notizie.
Il blocco della perequazione automatica potrebbe ritenersi il primo passo verso una definitiva cristallizzazione del trattamento previdenziale.
Una reazione, ferma e decisa, della Vostra categoria, se sarete in molti a promuovere le controversie, potrebbe indurre, chi di dovere, a evitare di mettere in atto un programma di definita cristallizzazione.
Naturalmente, anche questa precisazione non va letta come incitamento a promuovere la controversia.
Veniamo al dunque.
Occorre tenere presente la premessa che il Vostro trattamento previdenziale, fatta qualche eccezione, rientra nella categoria che supera sei volte il trattamento minimo I.N.P.S. e, quindi, la perequazione già bloccata con la legge Fornero è stata ribloccata con il D.L. 65/2015.

A L’azione contro l'INPS si svolge in due fasi: la prima in sede amministrativa; la seconda in sede giudiziale

B La prima
Il c.d. ricorso amministrativo, a sua volta, si suddivide, in due fasi, a) invio di una lettera; b) ricorso amministrativo.
Cominciamo dalla lettera.
Io ho parlato personalmente con la Direzione Centrale delle pensioni e mi è stato detto che la lettera andava inviata a loro, VIA E-MAIL PEC, per essere, successivamente, trasmessa all'uffìcio competente, che non mi è stato indicato.
Ho dovuto constatare, con mia sorpresa, grazie alla collaborazione di un pensionato che le direzioni locali ricevono e rispondono, ovviamente in modo negativo, con una lettera già prestabilita, alla richiesta del pensionato, inviata anche con Racc. R.R., di applicazione della perequazione.
Questa lettera contiene indicazioni sui tempi e sui modi del ricorso amministrativo, rinviando ai sito deliT.N.P.S.
Non è facile reperire l’organismo al quale occorre inoltrare il ricorso e chi scrive c’è riuscito dopo accurate indagini.
In questa fase NON è necessaria l’assistenza dell’avvocato.
I pensionati possono provvedere direttamente e personalmente.
Il testo della lettera e del successivo ricorso non richiede un contenuto particolare: è sufficiente che il pensionato manifesti, in modo chiaro e preciso, che vuole il riconoscimento della perequazione bloccata e affermi di ritenere illegittimo il D.L. 65/2015.
Lo scrivente studio ha elaborato testi, che contengono anche l’indicazione, particolareggiata, dell’importo rivendicato, accertato da un CT (costo €.150,00), al fine di facilitare la difesa in sede giudiziale.
Ovviamente, non per sfiducia, ma per uniformità di gestione, NON si possono accettare conteggi elaborati da persone diverse dal CT dello studio.
In conclusione, la fase c.d. amministrativa è obbligatoria (art.443 c.p.c.,) ma non porterà a nessun risultato utile: bisogna percorrere la medesima con il minimo costo e la maggiore celerità.
Lo studio, per coloro che chiedono la collaborazione allo stesso, è disponibile a fornire indicazioni tecnico-pratiche per il più efficiente svolgimento del processo amministrativo, secondo l’organizzazione già predisposta.

C La seconda
La fase giudiziale richiede, ovviamente, la presenza dell’avvocato.
Cominciamo con qualche precisazione.
1. Anzitutto, l’I.N.P.S., che ha emanato diverse circolari sull’argomento, è particolarmente preparato a contrastare le richieste dei pensionati.
Questo per ribadire che non si può sperare, per nessun motivo, nella collaborazione dell’Istituto, il quale ligio alla legge, ne vorrà la rigorosa applicazione;
2. giungono notizie di azioni legali, che avrebbero ottenuto immediati successi (decreti ingiuntivi e altri provvedimenti cautelari anticipatori del riconoscimento del diritto all’applicazione della perequazione).
Lo scrivente studio non ha letto gli stessi e, quindi, non è in grado di esprimere un giudizio;
3. lo studio della materia ha evidenziato problematiche giuridiche, economiche, finanziarie e sociali di una decisa rilevanza, che il legislatore ha tenuto ben presenti nel redigere il D.L. 65/2015.
Occorre considerare che il testo del predetto D.L. mette in risalto che i diversi insegnamenti della Corte Costituzionale sull’argomento sono stati tenuti nella debita considerazione.
In conseguenza, si dovrà fare uno sforzo non comune per convincere il giudice a rimettere il D.L. in questione all’esame della Corte Costituzionale;
4. la Vostra professionalità, alla luce di quanto sopra accennato, Vi renderà evidente che i tempi per ottenere il riconoscimento del diritto preteso, ammesso che la Corte Costituzionale dichiari illegittimo il D.L. 65/2015, certamente non saranno biblici, ma nemmeno immediati.
La conclusione è ovvia: si dovrà mettere in cantiere una significativa durata delibazione giudiziale, che prevede l’eventuale andata e ritorno dalla Corte Costituzionale e la decisione del giudice adito.
Potrebbe rivelarsi utile una azione cumulativa soggettiva con un gran numero di pensionati (pare che CODACONS sia stia muovendo in questo senso) che acquisterebbe un significato politico per indurre il Governo a cambiare rotta, se non altro per motivi di non perdere consensi elettorali.
Onestamente, non si può affermare che questo avverrà (i politici, che nel corso dell’iter parlamentare ho sentito, temono una rivolta giudiziale dei pensionati: deve, trattarsi, però, di una vera e propria “rivolta” e questa circostanza implica la presenza di numerosi soggetti che, anche se non congiuntamente, promuovono l’azione legale).

Il compenso
Ne parlo per l’ultima volta, precisando, preliminarmente che:
1. lo studio non partecipa al mercato di ben noti animali;
2. non vuole entrare né in competizione né in concorrenza con altri avvocati;
3. non intende essere compensato in base alla percentuale delle somme che, eventualmente, saranno corrisposte.
La controversia è impegnativa e saranno stipulati singoli accodi con coloro che affideranno l’incarico.
Il compenso prevederà, oltre alle somme per l’eventuale relazione di C.T. e il Contributo Unificato, quando si inizierà l’azione legale, un modesto fondo spese, correlato alla somma richiedibile.
Il compenso finale dipenderà dall’esito della causa: se la causa avrà esito positivo, l'I.N.P.S. sarà condannato a pagare le spese di lite e queste verranno ritenute satisfattive del compenso dello studio; se le spese, per qualsiasi motivo, saranno compensate, nell’accordo iniziale sarà fissato anche l’importo della somma che, in questo caso, dovrà essere pagata.
Per le cause fuori della circoscrizione del Tribunale di Milano, ogni pensionato dovrà prendere accordi diretti con il collega domiciliatario, dallo stesso scelto, che dovrà collaborare con lo studio.
Sono ben cosciente che il pensionato vuole sapere, subito, la somma che deve spendere. Scrupolosa correttezza, alla luce dell’articolo 13 L. 247/2012 e D.M. 55/2014, impone che, fatta eccezione per il fondo spese iniziale e gli oneri immediatamente affrontabili, per il resto si può solo stabilire la precisa modalità di pagamento.
Ripeto ancora una volta: si deciderà caso per caso.
E’ evidente che se i pensionati dovessero essere numerosi, il compenso, a partire dalle somme iniziali, terrà conto del numero degli incarichi.
Spero di aver chiarito bene anche questo punto.

 

Studio Legale Lo Fiego

Associazione Professionale

Avv. Vittorio Lo Fiego

Via Podgora, 13 - 20122 Milano

Tel.  02 59901022 – 02 59901049

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E-mail: vlofieg@tin.it

 

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Piazza Scala - ottobre 2015